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	<title>Assipa &#187; &#187; </title>
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	<description>Associazione strutture sanitarie istituti privati e accreditati</description>
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		<title>2014-06-16 richiesta coinvolgimento sindacati dei lavoratori e tribunale diritti del malato</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 10:36:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Di seguito l&#8217;appello rivolto a tutti i soggetti aventi competenza istituzionale, politica ed amministrativa sulla questione delle aggregazioni obbligatorie in rete, per chiedere un più ampio coinvolgimento dei soggetti interessati rendendo partecipi alla discussione anche i sindacati dei lavoratori impiegati &#8230; <a class="more-link" href="http://www.assipa.eu/?p=64">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Di seguito l&#8217;appello rivolto a tutti i soggetti aventi competenza istituzionale, politica ed amministrativa sulla questione delle aggregazioni obbligatorie in rete, per chiedere un più ampio coinvolgimento dei soggetti interessati rendendo partecipi alla discussione anche i sindacati dei lavoratori impiegati nei laboratori privati ed i rappresentanti del tribunale per i diritti del malato.</p>
<p><a href="http://www.assipa.eu/wp-content/uploads/2014/11/2014-06-16-richiesta-coinvolgimento-sindacati-dei-lavoratori-e-tribunale-diritti-del-malato.pdf">2014-06-16 richiesta coinvolgimento sindacati dei lavoratori e tribunale diritti del malato</a></p>
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		<title>2012-09-09 Bozza rete emendata da Assipa</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 10:35:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Non hai i privilegi per visualizzare questa pagina &#8230; <a class="more-link" href="http://www.assipa.eu/?p=66">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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		<title>2011-09-02 Considerazioni dell&#8217;Assipa</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2014 10:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Assipa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie in primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[diagnostica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>02-09-2011, considerazioni dell’ASSIPA sulla situazione della sanità accreditata in Calabria nel settore della diagnostica di laboratorio. A seguito di diverse richieste di intervento, tendenti ad esprimere il punto di vista dell&#8217;ASSIPA sulle questioni che ultimamente hanno avuto risonanza mediatica e &#8230; <a class="more-link" href="http://www.assipa.eu/?p=68">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">02-09-2011, considerazioni dell’ASSIPA sulla situazione della sanità accreditata in Calabria nel<br />
settore della diagnostica di laboratorio.</p>
<p>A seguito di diverse richieste di intervento, tendenti ad esprimere il punto di vista dell&#8217;ASSIPA sulle<br />
questioni che ultimamente hanno avuto risonanza mediatica e che riguardano le strutture<br />
accreditate, in particolare quelle relative alla diagnostica di laboratorio, nell&#8217;ambito della generale<br />
situazione della sanità calabrese, si espone quanto segue:</p>
<p>L’ASSIPA viene costituita a Locri nel dicembre del 2010 da un gruppo di laboratoristi esasperati di<br />
assistere al reiterato disinteresse verso le piccole e medie strutture sanitarie calabresi accreditate,<br />
dimostrato nei fatti dalle precedenti associazioni di categoria a cui avevano per lungo tempo<br />
affidato invano la loro rappresentanza e tutela. In particolare, l&#8217;esigenza forte di costituirsi in una<br />
nuova e attivissima Associazione di Categoria è scaturita a seguito dell’ormai evidente progetto di<br />
monopolizzazione del settore della diagnostica che, con la scusa del presunto ma indimostrato<br />
beneficio dell’accorpamento dei centri privati accreditati in pochi megalaboratori provinciali, intende<br />
ridurre e declassare la maggior parte di laboratori a meri punti prelievo.</p>
<p>Partendo da ciò, benché di giovanissima costituzione, l&#8217;ASSIPA si sta già occupando in sede<br />
regionale di tutelare le piccole e medie strutture (costituenti la maggioranza delle strutture presenti<br />
sul territorio regionale) che sono sempre state lasciate ai margini delle questioni trattate e che,<br />
specie ora, secondo le ultime incalzanti pressioni delle altre associazioni che si arrampicano sugli<br />
specchi con artificiosi riferimenti e motivazioni legislative nazionali, si vorrebbe far definitivamente<br />
scomparire mediante la più volte ventilata proposta di rete obbligatoria tra privati al di sotto di un<br />
certo numero di prestazioni annue.</p>
<p>Ebbene, si teorizza ormai diffusamente su tale ipotesi, con il più o meno consapevole beneplacito<br />
dell&#8217;amministrazione regionale che anziché curarsi dell’ottimizzazione delle risorse pubbliche, fonte<br />
di voragine di sprechi e di spesa spesso improduttiva, vorrebbe ridurre un patrimonio di efficienti<br />
servizi privati accreditati a pochi “esamifici” lontani dai cittadini. Tutto ciò senza che ne sia stato<br />
dimostrato ad oggi alcun reale vantaggio economico per la Regione stessa; esempio ne sia la<br />
questione ancora aperta sulle tariffe per l’assenza di un serio studio sui costi standard di<br />
produzione delle prestazioni e per cui non vi sono idonei parametri di riferimento per eventuali<br />
economie di scala derivanti dai maxi accentramenti anzi, come dimostrato dall&#8217;ultimo rapporto<br />
CEIS, il numero di strutture erogatrici non condiziona in alcun modo l&#8217;aumento della spesa<br />
sanitaria.</p>
<p>Non risulta nemmeno dimostrabile alcun sicuro miglioramento della qualità globale delle<br />
prestazioni, tanto più che essa deriva essenzialmente e prioritariamente dall&#8217;applicazione<br />
attuazione e monitoraggio di percorsi e protocolli di lavoro che assicurano e mantengono nel<br />
tempo elevati standard qualitativi, a prescindere dal numero delle prestazioni rese. Peraltro,<br />
contrariamente a quanto si possa ritenere, il risultato di un esame non è un prodotto industriale,<br />
essendo piuttosto un mix di capacità organizzativa, tecnica e strumentale associata all’esperienza<br />
professionale medica e specialistica (pressoché trentennale in quasi tutte le strutture che rischiano<br />
ora il declassamento) e al contatto diretto con il paziente che non necessità solo di numeri, ma<br />
che, come finalmente previsto anche dalle ultime normative regionali in tema di autorizzazione ed<br />
accreditamento delle strutture sanitarie in Calabria (L.R. n°24/2008), può ed ha il diritto di ricevere<br />
da un sanitario del laboratorio un commento-traduzione ed interpretazione dei dati analitici in<br />
grado di offrire tempestivamente un minimo orientamento diagnostico al momento del ritiro dei<br />
risultati.</p>
<p>Il bagaglio d’esperienza e la qualità che le piccole e medie strutture hanno acquisito e dimostrato<br />
sul campo da decenni, a partire da epoche in cui il sistema pubblico non era sempre in grado di<br />
assicurare la flessibilità, duttilità organizzativa ed amministrativo-finanziaria necessarie a produrre<br />
nuove e irrinunciabili prestazioni (un esempio su tutte il monitoraggio efficace degli ormoni della<br />
gravidanza, quelli tiroidei nei pazienti in terapia farmacologica, il PSA etc. nei primi anni 90), rischia<br />
di andare perso insieme a centinaia di posti di lavoro e senza che ciò produca alcun beneficio per i<br />
pazienti o per le casse della Regione.</p>
<p>La questione Sanità in termini di spesa e di qualità in Calabria è in realtà un&#8217;altra e nasce da una<br />
serie di distorsioni normative e di ostinati atteggiamenti amministrativi che più che individuare linee<br />
di intervento premiali per chi opera competentemente e capillarmente, più che rendere trasparente<br />
ed efficiente il sistema stesso sembra diretta a mantenere e/o favorire ambiti di potere economico<br />
storicamente consolidati a discapito dei più.</p>
<p>La disparità di tariffe nasce nel momento in cui la Regione ha indicato più volte come tariffario di<br />
riferimento quello cosiddetto “Bindi”. Si tratta delle tariffe di cui al D.M. Sanità 12.9.2006 che reitera<br />
il D.M. Sanità del 22.7.1996. Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 1205/2010, conforme ad<br />
analoga pronuncia adottata con n. 1839 nel 2001 nei confronti dell&#8217;allora D.M. Sanità 22.7.1996,<br />
ha ribadito la illegittimità delle tariffe disciplinate nel predetto decreto, sul presupposto che si tratti<br />
di tariffe per nulla appropriate alla realtà di mercato in cui i laboratori di analisi operano, giacché<br />
individuate senza che a monte fosse stata espletata una valida e congrua attività istruttoria e/o<br />
indagine di mercato tra gli operatori del settore.<br />
Poiché tale determinazione regionale è illegittima, in quanto manifestamente elusiva dell&#8217;effetto conformativo delle pronunce del Consiglio di Stato<br />
nn. 1839/2001 e 1205/2010 sono stati prodotti diversi ricorsi al Tar dalle varie associazioni a<br />
seguito dei quali, vista anche la soccombenza della Regione Calabria davanti al Consiglio di Stato<br />
tutte le Asp, non hanno ritenuto di dover applicare tali tariffe mentre la commissariata Asl 9 di<br />
Locri, ha continuato ad applicarle in maniera zelante essendo esse di fatto quelle che la regione<br />
continuava ad indicare nei suoi provvedimenti legislativi.</p>
<p>Non v&#8217;è chi non veda l&#8217;anomalia e la inopportunità di un tale sistema di cose, almeno per due ordini<br />
di motivi:<br />
Il primo è che la Regione riproponga ostinatamente un tariffario più volte bocciato dal Consiglio di<br />
stato, per ultimo nel 2010, in spregio a qualsivoglia pronuncia della giustizia amministrativa e non<br />
si comprende se si tratta di incompetenza o disattenzione degli organi amministrativi preposti o di<br />
una deliberata volontà di arrecare disagi alle strutture private accreditate imponendo una tariffa<br />
ingiusta &#8211; specie se confrontata con l’esagerata sproporzione del costo globale di produzione delle<br />
prestazioni all’interno delle strutture pubbliche calabresi &#8211; ed insufficiente in molti casi a coprire i<br />
costi di produzione; obbligandole a instaurare ricorsi amministrativi dispendiosi in termini di tempo<br />
e di denaro, sicché quelli con “spalle” meno forti rischiano nel frattempo, anche a causa dei cronici<br />
ritardi nei pagamenti delle spettanze, il fallimento pure per l’iniqua remunerazione tariffaria<br />
imposta.<br />
L&#8217;altro è la pedissequa anche se doverosa interpretazione dei funzionari dell’Asl 9 di Locri che<br />
hanno ritenuto, nonostante la conoscenza delle sentenze del Consiglio di Stato, di dover<br />
comunque riferirsi alle tariffe indicate dalle norme regionali pro tempore, senza che la regione<br />
stessa, forse anche per l’assenza di formali segnalazioni di protesta dei presidenti delle varie<br />
associazioni di categoria ben a conoscenza dei fatti perché informati dai loro delegati di zona,<br />
avesse attivato le procedure di indirizzo e controllo sulle tariffe da adottare uniformemente sul<br />
territorio regionale.</p>
<p>Ma le anomalie non riguardano solo le differenze di tariffario tra Asp diverse quanto soprattutto i<br />
discutibili ed incomprensibili criteri adottati per la ripartizione del budget alle singole strutture.<br />
Infatti, da quando è stato introdotto il principio che la sanità poteva giovarsi dello strumento del<br />
budget, le ingiustizie sui più deboli hanno iniziato ad essere formalizzate. Usando il budget come<br />
strumento unico di contenimento e repressione della spesa sanitaria anziché di seria<br />
programmazione e monitoraggio puntuale della stessa, da utilizzare sia nel versante pubblico che<br />
in quello privato, nonostante che la legge fin dal 1992 avesse sancito definitivamente la libertà di<br />
scelta della struttura a cui il cittadino poteva rivolgersi per indagini medico diagnostiche e per la<br />
terapia, mettendo sullo stesso piano il pubblico ed il privato convenzionato, la programmazione<br />
previsionale (piano delle prestazioni) che ogni anno le ASL dovevano presentare alla Regione per<br />
l’approvazione è stata sempre, inspiegabilmente molto sottostimata, con la conseguenza che gli<br />
accreditati sono stati costretti ad erogare fino al 40-50 % in più delle prestazioni riconosciute e<br />
liquidabili. Non solo, ma ancora oggi, da parte della Regione non sono stati indicati dei concreti<br />
criteri equi, proporzionati e trasparenti per la determinazione ed assegnazione alle singole strutture<br />
dei budget. Ovvero, le Asp hanno proceduto in genere con l&#8217;assegnazione dei budget tenendo<br />
conto di quella che era la media storica di fatturato per ogni struttura, con ciò producendo<br />
l&#8217;inevitabile conseguenza, da un lato, di garantire ad ognuno ciò che aveva consolidato nel tempo,<br />
cioè quando non c&#8217;erano limiti di spesa per i laboratori e tutto quello che si fatturava veniva pagato<br />
e, dall&#8217;altro, però, di impedire ad una struttura, che per sopraggiunte esigenze normative avesse<br />
dovuto nel frattempo effettuare investimenti, riqualificando la sua capacità produttiva, di migliorare<br />
il suo fatturato, di fatto mortificandone l&#8217;iniziativa e la capacità imprenditoriale e cristallizzando le<br />
potenzialità operative in contrapposizione con gli oneri economici imposti dai nuovi requisiti.</p>
<p>Nell&#8217;ambito di questa situazione, a un certo punto, nel 2004, la Regione Calabria ha aggiunto un<br />
altro tipo di contratto, il cd. Contratto multilaterale tra strutture accreditate ed Asl che, in effetti pare<br />
venne attuato solo nell&#8217;ASL di Locri dal 2004 al 2007 (e nell&#8217;ASL di Palmi solo per un anno) e che<br />
per un perverso meccanismo di budget complessivamente assegnato solo al gruppo delle strutture<br />
private, (mentre per quelle pubbliche era prevista l&#8217;assegnazione di una somma a sé stante) senza<br />
adeguata e tempestiva informazione sull’andamento delle prestazioni mese per mese erogate, ha<br />
prodotto esagerati sforamenti non rimborsabili. Un sistema evidentemente lesivo e dannoso per i<br />
privati che hanno subito gravi perdite economiche avendo dovuto sopperire comunque ai costi per<br />
le prestazioni non riconosciute perché in esubero nel proprio comparto.</p>
<p>Stranamente, l’Asl di Palmi che nel 2004 aveva optato per tale tipo di contratto ha, però, l’anno<br />
successivo, su indicazione dell&#8217;allora unica associazione di categoria presente in Calabria,<br />
cambiato sistema perché ritenuto palesemente lesivo per le strutture. Gli allora dirigenti<br />
dell’Anisap, tra l’altro con sede regionale proprio nell’ex Asl di Palmi, hanno atteso per ben quattro<br />
anni prima di interessarsi seriamente dello stesso problema per gli associati ricadenti nell&#8217;ASL di<br />
Locri.<br />
È stato così che a fine 2007 in occasione della stipula dei contratti “relativi allo stesso anno”,<br />
grazie all’interessamento di qualche collega e ad altri con cui poi a fine 2010 è stata costituita<br />
l’ASSIPA (passando prima per un’altra associazione la Federlab che prometteva “serio”<br />
interessamento) si è arrivati alla firma di una richiesta congiunta di svincolo dal multilaterale,<br />
ripartendo dal 2008 con i contratti per singola struttura. Peraltro, disparità di trattamento è<br />
avvenuta pure sulla trattenuta del 20% imposta dalla finanziaria del 2007 – tuttora applicata &#8211; che<br />
nell&#8217;ex Asl 9 di Locri è stata decurtata dal budget assegnato alle singole strutture (così, di fatto, un<br />
contratto sottoscritto per 100 diveniva in effetti di 80), mentre in altre ASL della Regione veniva<br />
consentita una sovraproduzione di prestazioni per compensare proprio quel 20%, così da<br />
mantenere reale il valore nominale del budget sottoscritto che non subiva nessuna decurtazione.</p>
<p>Ma il paradosso per le piccole e medie strutture continua ancora perché oltre a previsioni di spesa<br />
(e quindi richiesta di fondi da parte dell&#8217;ASL) insufficienti a soddisfare l’effettiva domanda di<br />
prestazioni nel comparto privato, alle stesse sono stati ripartiti budget senza che fosse mai stato<br />
indicato o fissato a monte un criterio trasparente, oggettivamente apprezzabile da tutti o condiviso<br />
o comunque proporzionale al costo dei requisiti minimi imposti per legge alle strutture in funzione<br />
della tipologia classificativa dello specifico laboratorio. Ciò assecondato anche dalla miopia delle<br />
associazioni di categoria dell’epoca che hanno dimostrato di non perseguire la tutela di tutti gli<br />
associati, bensì di pochi privilegiati, in genere grosse strutture.</p>
<p>Riguardo alla questione delle prestazioni liquidate in varie Asp senza che i titolari fossero in<br />
possesso dei requisiti previsti, per quel che ci consta non si hanno notizie precise su chi, come e<br />
quanto. C&#8217;è però da dire che nell’ex Asl 9 di Locri, da tempo sono state avviate procedure<br />
informatizzate per il controllo dei tracciati record, dei tabulati e delle ricette digitalizzate che sono<br />
alla base della fatturazione mensile, per garantire al meglio il controllo completo e preciso<br />
dell’erogazione delle prestazioni anche ai fini epidemiologici. Proprio sulla questione della puntuale<br />
ed efficiente gestione e monitoraggio dei dati della spesa sanitaria, l’ASSIPA, in una delle tante<br />
riunioni con la struttura sub commissariale, per contribuire alla risoluzione dell’annosa<br />
problematica ha suggerito al Sub Commissario di disporre con una circolare o altro mezzo idoneo<br />
che tutti i soggetti accreditati spedissero i tracciati record regionali C1 e C2 mensili per e-mail oltre<br />
che alla propria Asp anche all’indirizzo di un ufficio che lo stesso Gen. Pezzi avesse voluto<br />
individuare e rendere noto. Di tale suggerimento, benché prontamente apprezzato da tutti i<br />
convenuti presenti, poiché al costo di un semplice “click” si sarebbe potuta risolvere la perenne ed<br />
ingiustificata carenza di dati presso gli uffici regionali di monitoraggio, ad oggi dopo alcuni mesi e<br />
dopo richiesta scritta di informazioni in merito, non se ne sa ancora niente.</p>
<p>I ricorsi al Tar proposti sia dalle associazioni che dagli associati stessi sono numerosi e con<br />
cadenza quasi annuale (in concomitanza con la produzione degli atti e dei contratti regionali per la<br />
nuova annualità) e riguardano principalmente il rigetto o modifica di atti imposti dalla Regione,<br />
come nel caso delle tariffe cosiddette “Bindi”, dello schema tipo di contratto che prevedeva<br />
clausole di salvaguardia altamente vessatorie &#8211; poi in parte eliminate con il successivo decreto<br />
correttivo &#8211; la questione del ticket che era stato incluso nel budget, nonchè i criteri (aleatoriamente<br />
inconsistenti e comunque non concordati o condivisi) di assegnazione dei budget alle singole<br />
strutture accreditate.</p>
<p>Il nomenclatore tariffario provvisorio è stato pubblicato con decreto del Commissario ad Acta per il<br />
piano di rientro n° 84 del 04-08-2011 dopo le varie riunioni con le associazioni di categoria che<br />
partendo dal 25-02-2011 sono state a discutere con la struttura sub commissariale diretta dal Gen.<br />
Pezzi in varie occasioni fino al 03-08-2011, data nella quale dopo quasi 5 ore di discussione<br />
l’Anisap e l’Aiop hanno deciso, pur in minoranza, di firmare il protocollo d’intesa con la Regione per<br />
l’approvazione del tariffario provvisorio, nonostante la maggioranza degli accreditati rappresentati<br />
da ASSIPA, Federlab, Asa e SBV non ha voluto sottostare alla firma.</p>
<p>Il dissenso delle varie associazioni sul punto nasce da una serie di motivi tutti espressi nelle<br />
dichiarazioni messe a verbale quel giorno e riguardanti in particolare: lo sconto del 20% sulle<br />
tariffe, la griglia delle prestazioni all’interno della stessa branca diagnostica etc. In aggiunta a tutto<br />
ciò, l&#8217;ASSIPA ha soprattutto evidenziato la mancanza di una una sufficiente definizione delle tariffe<br />
per le 13 principali prestazioni riguardanti il settore dei “laboratori di base”, tant&#8217;è che pur<br />
ritenendosi disponibile provvisoriamente ad accettare le tariffe proposte dalla Regione per i settori<br />
specialistici, ha invece ritenuto essenziale mantenere ferma la sua posizione sulla inadeguatezza<br />
di quelle relative alle prestazioni previste per i laboratori di base, irreparabilmente penalizzati.</p>
<p>L&#8217;ASSIPA ha inoltre ritenuto essenziale, portare sul tavolo della discussione per le tariffe anche la<br />
questione dei criteri di definizione del budget alle singole strutture &#8211; da determinarsi<br />
necessariamente a livello regionale e valevoli per tutto il territorio &#8211; nonché quella in merito ad una<br />
rete di laboratori privati facoltativa e non obbligatoria, riconosciuta e normata dalla Regione sulla<br />
base di accordi con le associazioni di categoria. E&#8217; evidente infatti che se gli incontri ed i tavoli<br />
tecnici che questa amministrazione regionale ha posto in essere sono diretti a individuare,<br />
pianificare e definire misure e provvedimenti rispetto alla posizione delle strutture accreditate,<br />
nell&#8217;ottica di un generale riordino del settore sanitario e della relativa spesa, si evince che la<br />
discussione non possa prescindere dal considerare anche le questioni che riguardano la proposta<br />
di rete di laboratori, i cui potenziali effetti ricadrebbero principalmente sulle strutture medio-piccole<br />
e sulla loro presenza nel territorio ed in rapporto ai criteri in base ai quali viene decisa<br />
l&#8217;assegnazione dei singoli budget ad ogni struttura.</p>
<p>Su tutto ciò il 7 aprile 2011 l’ASSIPA ha discusso e protocollato proposte dinnanzi alla Terza<br />
Commissione del Consiglio regionale della Calabria e ne ha depoditato copia nella riunione del 19<br />
maggio con il Sub Commissario Pezzi a Catanzaro. La parte di maggiore rilievo è costituita<br />
certamente dalla proposta relativa ai criteri da utilizzare per l&#8217;ottimale impiego dei fondi per la<br />
specialistica di laboratorio, nella ripartizione alle singole strutture, in base alla quale questa<br />
associazione suggeriva quanto segue:<br />
La suddivisione del fondo complessivo delle Asp per la specialistica nella specifica branca in due<br />
frazioni.<br />
&#8211; La prima, nella misura non inferiore al 70% del fondo complessivo, da ripartire con budget alle<br />
singole strutture, non suscettibile di abbattimenti, in base ai costi minimi – stimati- necessari al<br />
corretto funzionamento e rapportati alla tipologia di classificazione regionale detenuta. Ad esempio<br />
se un laboratorio di base per poter oggettivamente coprire i costi minimi di funzionamento<br />
necessità di 130 mila euro annui, il budget da assegnare non deve ovviamente essere inferiore a<br />
tale cifra. Allo stesso modo se per ogni laboratorio specializzato annesso a quello di base è<br />
necessario un minimo di 30 mila euro, sarà aggiunta al budget di base questa nuova cifra e così<br />
per ogni altro settore aggiuntivo. Nel caso ad esempio di un laboratorio di base con 2 settori<br />
specializzati il budget minimo da assegnare risulterà 130+30+30 = 190 mila euro.<br />
&#8211; La seconda frazione, nella misura non superiore al 30% del fondo complessivo, sarà lasciata<br />
indivisa e disponibile in libera concorrenza tra gli erogatori. Al di sopra della cifra prevista per<br />
questa seconda frazione non sarà corrisposto alcun pagamento, con abbattimento totale ma<br />
percentualmente proporzionale all’incidenza del singolo erogatore nello sforamento, secondo i<br />
criteri già stabiliti nella legge regionale 30 del 2003 (Burc n°12 del 1-7-2004 pag.13219). Resta<br />
inteso che la quota di budget non raggiunto dai singoli andrà a cumularsi con la frazione libera ma<br />
solo per l’anno di riferimento.</p>
<p>Naturalmente una considerazione ulteriore andrà fatta per quelle strutture che per<br />
dimensionamento di personale, nelle singole branche di appartenenza, alla data del 31-12-2010,<br />
sono ben al di sopra del minimo imposto dai requisiti per l’accreditamento. In tali casi per il<br />
mantenimento dell’occupazione del personale in esubero rispetto alla tipologia di classificazione<br />
detenuta potrà essere considerata una quota di budget aggiuntiva a quella prevista dal criterio di<br />
proporzionalità per classificazione, mediante il riconoscimento dei costi, stimati caso per caso, del<br />
personale operante esclusivamente tra i carichi di lavoro delle singole branche. (non può essere<br />
considerato nel budget il personale utilizzato in altre branche o in quelle non accreditate).<br />
Compatibilmente con le risorse disponibili, su richiesta alla Regione che eventualmente ne darà<br />
autorizzazione, chiunque potrà usufruire di quote di budget aggiuntive per favorire l’occupazione di<br />
nuovi ulteriori lavoratori nelle proprie branche accreditate.</p>
<p>Con questo inedito modello si potranno ottenere diversi effetti positivi sia per l’Ente Regione, sia<br />
per i cittadini utenti finali, sia per le strutture accreditate con il loro bagaglio occupazionale<br />
qualificato. Così la Regione continuerà ad avere capillarmente su tutto il variegato territorio e<br />
senza aggravi di spese il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza con prestazioni sempre<br />
più di qualità, senza sforamenti e costosi contenziosi.</p>
<p>Le strutture ora accreditate provengono da una lunga serie di peregrinazioni normative che<br />
partendo dalle convenzioni con gli ex enti mutualistici sono passate alla legge 833 del 1978<br />
istitutiva del SSN che ha offerto indistintamente a tutti i cittadini l’assistenza sanitaria, alla legge<br />
regionale n°9 del 1984 che ha segnato una notevole svolta nella vita organizzativa degli allora<br />
“convenzionati” imponendo rigorosi criteri di standard di qualità già allora con le dotazioni strutturali<br />
tecnologiche e di personale come dai requisiti minimi previsti nel decreto “Craxi”.</p>
<p>In seguito si è passati dalle convenzioni, che non prevedevano rinnovi contrattuali, agli<br />
accreditamenti, suscettibili di contrattazione annuale per l’assegnazione di budget di spesa,<br />
nonché di verifica triennale del mantenimento dei requisiti minimi per l&#8217;accreditamento. E mentre le<br />
strutture sanitarie private si sono sempre tempestivamente adeguate ai requisiti imposti dalla<br />
legge, la stessa cosa tuttora non è evidenziabile in buona parte delle strutture pubbliche che,<br />
peraltro, non possono certamente dirsi depauperate dall’attività dei privati poiché questi, negli<br />
ultimi trent’anni, hanno spesso contribuito con la loro presenza ed il loro sforzo economico ed<br />
organizzativo a sostenere l’esigenza di sanità capillarmente su tutto il territorio regionale, a costi<br />
bassi e sostanzialmente imparagonabili con quelli del settore pubblico, subendo continue riduzioni<br />
di budget e di tariffe come se il caro vita non toccasse anche loro.</p>
<p>Infine, bisogna sgombrare il campo dalla solita strumentale ed improduttiva diatriba se è meglio<br />
potenziare il pubblico o il privato poiché è utile che sia l’uno che l’altro diano il proprio contributo a<br />
fornire assistenza sanitaria secondo criteri di qualità, tempismo ed economicità adeguata ai reali<br />
bisogni della popolazione di riferimento, senza sottostime della domanda e con la presenza<br />
capillare sul territorio in un’ottica di sana e libera concorrenza. Perché questo certamente è tra i<br />
migliori sistemi per elevare la qualità delle prestazioni sanitarie offerte e per generare un<br />
meccanismo virtuoso che possa favorire la riduzione dell’emigrazione sanitaria in altre Regioni ben<br />
più costosa di una ottimale ma realistica valutazione della stima dei bisogni della popolazione.<br />
Non si può continuare a dire che viene fornita l’assistenza a tutti se poi realmente non vengono<br />
stanziate le somme necessarie e proporzionate per farlo davvero.</p>
<p>Il nostro auspicio come associazione di categoria è che la dirigenza regionale rifletta su quanto<br />
detto senza intravedere alcuno scopo polemico, ma solo un leale spirito di impegno principalmente<br />
nei confronti dei cittadini che sentono il bisogno di una sanità moderna, gestita in modo<br />
trasparente, all’insegna della tecnologia, della rapidità e dell’utilizzo di tutto il know how maturato<br />
dai numerosi professionisti pubblici e privati presenti ed operanti in Calabria.</p>
<p>E per restare in tema di rapporti trasparenti, è il caso di evidenziare che l&#8217;ASSIPA attende ancora<br />
di sapere dall&#8217;Asp 5 quando procederà con le convocazioni formali per la stipula del contratto<br />
2011, come da richiesta inviata per e-mail il 25-07-2011 alla direzione generale, nonché chiarire i<br />
criteri utilizzati per la determinazione e assegnazione dei singoli budget alle strutture e rendere noti<br />
i budget stessi formalmente fin qui assegnati e/o assegnandi alle varie strutture per il 2011.</p>
<p>Richieste tutte contenute nella predetta mail inviata per conoscenza anche ai vertici regionali ed ai<br />
presidenti delle altre associazioni di categoria, alla quale non è stata data alcuna risposta.<br />
Ci auguriamo inoltre che a partire dai prossimi incontri per il tavolo tecnico sullo studio delle tariffe<br />
definitive – il I° è previsto per giorno 8 settembre &#8211; si comprenda la necessità di individuare quelle<br />
che garantiscano giusta e congrua proporzione tra i reali costi di produzione delle prestazioni ed il<br />
necessario margine di guadagno, a partire dalle tariffe riguardanti i tanti laboratori di base che con<br />
la loro presenza, spesso in aree disagiate del territorio, potranno continuare a fornire un servizio di<br />
base che non vada a pesare sulle tasche dei cittadini o dei laboratoristi stessi.</p>
<p>Locri, 02-09-2011</p>
<p style="text-align: justify;">ASSIPA<br />
Associazione Strutture Sanitarie<br />
Istituti Privati ed Accreditati<br />
Il Presidente<br />
Dr. Francesco Galasso</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.assipa.eu/?p=68">2011-09-02 Considerazioni dell&#8217;Assipa</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.assipa.eu">Assipa</a>.</p>
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		<title>Esiti questionario reti lab Calabria</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2014 10:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Assipa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie in primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I laboratoristi privati accreditati calabresi hanno espresso a maggioranza un secco diniego verso un decreto che li obblighi ad aggregarsi in rete per coloro i quali si trovino al di sotto di un certo numero di prestazioni annue prodotte. Infatti &#8230; <a class="more-link" href="http://www.assipa.eu/?p=70">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I laboratoristi privati accreditati calabresi hanno espresso a maggioranza un secco diniego verso un decreto che li obblighi ad aggregarsi in rete per coloro i quali si trovino al di sotto di un certo numero di prestazioni annue prodotte.</p>
<p>Infatti dal questionario informativo che invitava i laboratoristi calabresi ad esprimere un preciso parere sulla problematica delle reti obbligatorie, la maggioranza assoluta dei colleghi ha espresso una decisa ed inequivocabile contrarietà.</p>
<p>Si dimostrano invece favorevoli per una norma che consenta liberamente e senza alcuna turbativa del mercato privato le eventuali aggregazioni tra laboratori accreditati, nel rispetto dei livelli occupazionali.</p>
<p>Con tale strumento di ricognizione e raccolta del parere dei laboratoristi privati accreditati calabresi, <span style="text-decoration: underline;">gli stessi hanno potuto certificare la propria opinione sulle questioni esposte che nei fatti smentiscono clamorosamente quanto invece i loro rappresentanti di associazioni riferiscono nelle discussioni ai tavoli  istituzionali regionali.<br />
</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Di tale grave discrasia, l&#8217;Assipa,</span> nell&#8217;incontro del 6 Giugno 2014 tra le le Associaszioni di categoria e la struttura commissariale, <span style="text-decoration: underline;">ne ha evidenziato e provato l&#8217;esistenza, invitando il Gen. Pezzi ed il Dr. Urbani a prenderne atto</span>, mediante la consegna e la registrazione al protocollo della struttura regionale delle copie di tutti i questionari pervenuti all&#8217;Assipa, i quali rappresentando a maggioranza assoluta la vera opinione dei laboratori privati accreditati calabresi, denunciano che non possono e non devono subire illegittime e vessatorie rappresentazioni della realtà circa il presunto assenso verso un decreto che li obblighi a ridurre le proprie strutture a punti di prelievo, a licenziare il personale non più necessario ed a svendere la struttura e la dignità professionale.</p>
<p><a href="http://www.assipa.eu/wp-content/uploads/2014/11/2014-04-27-Questionario-rete-e-budget.pdf">2014-04-27 Questionario rete e budget<br />
</a><a href="http://www.assipa.eu/wp-content/uploads/2014/11/2014-06-04-Esiti-indagine-conoscitiva-richiesta-sospensione-iter-decreto-reti-lab.pdf">2014-06-04 Esiti indagine conoscitiva &#8211; richiesta sospensione iter decreto reti lab</a>I laboratori privati</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.assipa.eu/?p=70">Esiti questionario reti lab Calabria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.assipa.eu">Assipa</a>.</p>
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